mercoledì 17 settembre 2014

Benedetto XVI alla curia (2010): Nella visione di sant’Ildegarda, il volto della Chiesa è coperto di polvere, ed è così che noi l’abbiamo visto. Il suo vestito è strappato – per la colpa dei sacerdoti. Così come lei l’ha visto ed espresso, l’abbiamo vissuto in quest’anno. Dobbiamo accogliere questa umiliazione come un’esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento. Solo la verità salva (YouTube)



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Continuano i regali della nostra Gemma. Rivediamo e riascoltiamo una parte di uno dei discorsi più importanti del Pontificato di Papa Benedetto.
Il 20 aprile 2010 Benedetto XVI tenne il tradizionale discorso alla curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi. Il 2010 fu un anno terribile per la chiesa con il divampare dello scandalo dei preti pedofili. I crimini furono commessi decenni prima dell'elezione di Benedetto XVI ma i mass media fecero scoppiare il caso in modo eclatante solo dopo il 2005. 
Nel discorso alla curia (il testo integrale) il Papa affrontò senza mezzi termini il problema citando più volte la "profetessa teutonica":Santa Ildegarda di Bingen di cui proprio oggi celebriamo la Memoria.

Rileggiamo il testo:

"“Excita, Domine, potentiam tuam, et veni”: nelle grandi angustie, alle quali siamo stati esposti in quest’anno, tale preghiera di Avvento mi è sempre tornata di nuovo alla mente e sulle labbra. Con grande gioia avevamo iniziato l’Anno sacerdotale e, grazie a Dio, abbiamo potuto concluderlo anche con grande gratitudine, nonostante si sia svolto così diversamente da come ce l’eravamo aspettato. In noi sacerdoti e nei laici, proprio anche nei giovani, si è rinnovata la consapevolezza di quale dono rappresenti il sacerdozio della Chiesa Cattolica, che ci è stato affidato dal Signore. Ci siamo nuovamente resi conto di quanto sia bello che esseri umani siano autorizzati a pronunciare in nome di Dio e con pieno potere la parola del perdono, e così siano in grado di cambiare il mondo, la vita; quanto sia bello che esseri umani siano autorizzati a pronunciare le parole della consacrazione, con cui il Signore attira dentro di sé un pezzo di mondo, e così in un certo luogo lo trasforma nella sua stessa sostanza; quanto sia bello poter essere, con la forza del Signore, vicino agli uomini nelle loro gioie e sofferenze, nelle ore importanti come in quelle buie dell’esistenza; quanto sia bello avere nella vita come compito non questo o quell’altro, ma semplicemente l’essere stesso dell’uomo – per aiutare che si apra a Dio e sia vissuto a partire da Dio. 
Tanto più siamo stati sconvolti quando, proprio in quest’anno e in una dimensione per noi inimmaginabile, siamo venuti a conoscenza di abusi contro i minori commessi da sacerdoti, che stravolgono il Sacramento nel suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita.

In questo contesto, mi è venuta in mente una visione di sant’Ildegarda di Bingen che descrive in modo sconvolgente ciò che abbiamo vissuto in quest’anno. 

Nell’anno 1170 dopo la nascita di Cristo ero per un lungo tempo malata a letto. Allora, fisicamente e mentalmente sveglia, vidi una donna di una bellezza tale che la mente umana non è in grado di comprendere. La sua figura si ergeva dalla terra fino al cielo. Il suo volto brillava di uno splendore sublime. Il suo occhio era rivolto al cielo. Era vestita di una veste luminosa e raggiante di seta bianca e di un mantello guarnito di pietre preziose. Ai piedi calzava scarpe di onice. Ma il suo volto era cosparso di polvere, il suo vestito, dal lato destro, era strappato. Anche il mantello aveva perso la sua bellezza singolare e le sue scarpe erano insudiciate dal di sopra. Con voce alta e lamentosa, la donna gridò verso il cielo: ‘Ascolta, o cielo: il mio volto è imbrattato! Affliggiti, o terra: il mio vestito è strappato! Trema, o abisso: le mie scarpe sono insudiciate!’
E proseguì: ‘Ero nascosta nel cuore del Padre, finché il Figlio dell’uomo, concepito e partorito nella verginità, sparse il suo sangue. Con questo sangue, quale sua dote, mi ha preso come sua sposa.
Le stimmate del mio sposo rimangono fresche e aperte, finché sono aperte le ferite dei peccati degli uomini. Proprio questo restare aperte delle ferite di Cristo è la colpa dei sacerdoti. Essi stracciano la mia veste poiché sono trasgressori della Legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. Tolgono lo splendore al mio mantello, perché trascurano totalmente i precetti loro imposti. Insudiciano le mie scarpe, perché non camminano sulle vie dritte, cioè su quelle dure e severe della giustizia, e anche non danno un buon esempio ai loro sudditi. Tuttavia trovo in alcuni lo splendore della verità’.
E sentii una voce dal cielo che diceva: ‘Questa immagine rappresenta la Chiesa. Per questo, o essere umano che vedi tutto ciò e che ascolti le parole di lamento, annuncialo ai sacerdoti che sono destinati alla guida e all’istruzione del popolo di Dio e ai quali, come agli apostoli, è stato detto: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura»’ (Mc 16,15)” (Lettera a Werner von Kirchheim e alla sua comunità sacerdotale: PL 197, 269ss).

Nella visione di sant’Ildegarda, il volto della Chiesa è coperto di polvere, ed è così che noi l’abbiamo visto. Il suo vestito è strappato – per la colpa dei sacerdoti. Così come lei l’ha visto ed espresso, l’abbiamo vissuto in quest’anno. Dobbiamo accogliere questa umiliazione come un’esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento. Solo la verità salva. 

Dobbiamo interrogarci su che cosa possiamo fare per riparare il più possibile l’ingiustizia avvenuta. Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero nostro modo di configurare l’essere cristiano, così che una tale cosa potesse accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere. È questo anche il luogo per ringraziare di cuore tutti coloro che si impegnano per aiutare le vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa, la capacità di credere al suo messaggio. Nei miei incontri con le vittime di questo peccato, ho sempre trovato anche persone che, con grande dedizione, stanno a fianco di chi soffre e ha subito danno. È questa l’occasione per ringraziare anche i tanti buoni sacerdoti che trasmettono in umiltà e fedeltà la bontà del Signore e, in mezzo alle devastazioni, sono testimoni della bellezza non perduta del sacerdozio.
Siamo consapevoli della particolare gravità di questo peccato commesso da sacerdoti e della nostra corrispondente responsabilità. Ma non possiamo neppure tacere circa il contesto del nostro tempo in cui è dato vedere questi avvenimenti. Esiste un mercato della pornografia concernente i bambini, che in qualche modo sembra essere considerato sempre più dalla società come una cosa normale. La devastazione psicologica di bambini, in cui persone umane sono ridotte ad articolo di mercato, è uno spaventoso segno dei tempi. Da Vescovi di Paesi del Terzo Mondo sento sempre di nuovo come il turismo sessuale minacci un’intera generazione e la danneggi nella sua libertà e nella sua dignità umana. L’Apocalisse di san Giovanni annovera tra i grandi peccati di Babilonia – simbolo delle grandi città irreligiose del mondo – il fatto di esercitare il commercio dei corpi e delle anime e di farne una merce (cfr Ap 18,13). In questo contesto, si pone anche il problema della droga, che con forza crescente stende i suoi tentacoli di polipo intorno all’intero globo terrestre – espressione eloquente della dittatura di mammona che perverte l’uomo. Ogni piacere diventa insufficiente e l’eccesso nell’inganno dell’ebbrezza diventa una violenza che dilania intere regioni, e questo in nome di un fatale fraintendimento della libertà, in cui proprio la libertà dell’uomo viene minata e alla fine annullata del tutto.
Per opporci a queste forze dobbiamo gettare uno sguardo sui loro fondamenti ideologici. Negli anni Settanta, la pedofilia venne teorizzata come una cosa del tutto conforme all’uomo e anche al bambino. Questo, però, faceva parte di una perversione di fondo del concetto diethos. Si asseriva – persino nell’ambito della teologia cattolica – che non esisterebbero né il male in sé, né il bene in sé. Esisterebbe soltanto un “meglio di” e un “peggio di”. Niente sarebbe in se stesso bene o male. Tutto dipenderebbe dalle circostanze e dal fine inteso. A seconda degli scopi e delle circostanze, tutto potrebbe essere bene o anche male. La morale viene sostituita da un calcolo delle conseguenze e con ciò cessa di esistere. Gli effetti di tali teorie sono oggi evidenti. Contro di esse Papa Giovanni Paolo II, nella sua Enciclica Veritatis splendor del 1993, indicò con forza profetica nella grande tradizione razionale dell’ethoscristiano le basi essenziali e permanenti dell’agire morale. Questo testo oggi deve essere messo nuovamente al centro come cammino nella formazione della coscienza. È nostra responsabilità rendere nuovamente udibili e comprensibili tra gli uomini questi criteri come vie della vera umanità, nel contesto della preoccupazione per l’uomo, nella quale siamo immersi".

Benedetto XVI spiega Santa Ildegarda di Bingen, la "profetessa teutonica" che richiamava le comunità monastiche e il clero a una vita conforme alla loro vocazione (YouTube)



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Cari amici, nel giorno in cui la Chiesa ricorda Santa Ildegarda di Bingen, la cosiddetta "profetessa teutonica", Gemma ci fa un bellissimo regalo proponendoci le due catechesi che Benedetto XVI dedicò a questa grande Santa medievale.
Rivediamo e riascoltiamo, quindi, gli interventi nelle udienze generali del 1° settembre 2010 (Castel Gandolfo) e dell'8 settembre 2010 (Vaticano), nelle quali Benedetto XVI spiegò la vita e le opere di questa Santa medievale a lui molto cara: Ildegarda di Bingen, donna moderna per i suoi tempi. Era istruita, intelligente, conosceva la teologia e la musica ed in generale le arti.
Dotata di un carattere fortissimo, non lesinava critiche severe al clero del suo tempo (ma sono cosi' attuali da sembrare scritte oggi). Le sue visioni sono di una profezia impressionante. Ma lasciamo parlare Benedetto XVI...
Il testo della prima catechesi si trova qui.
Quello della seconda a questo link.
R.

domenica 14 settembre 2014

Due anni fa Benedetto XVI firmava l'esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente




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Il 14 settembre 2012, presso la Basilica di San Paolo ad Harissa (Libano), Benedetto XVI firmava l'esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente che avrebbe consegnato due giorni dopo a Beirut.
Rileggiamo quel testo fondamentale (soprattutto alla luce di quanto sta accadendo in Medio Oriente) e riviviamo, grazie a Gemma, alcuni dei momenti piu' significativi di quel viaggio.
R.

venerdì 12 settembre 2014

12 settembre 2006: lectio di Ratisbona. 12 settembre 2008: discorso al Collège des Bernardins di Parigi




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Cari amici, il 12 settembre e' una data molto importante per il Pontificato di Benedetto XVI perché, a due anni di distanza, tenne due discorsi storici, due pietre miliari per la chiesa: il 12 settembre 2006 ci fu la lectio magistralis di Ratisbona (clicca qui per leggere il testo) e il 12 settembre 2008 il Papa pronunciò il bellissimo discorso al Collège des Bernardins di Parigi (clicca qui per leggere il testo).
Grazie alla nostra Gemma rivediamo e riascoltiamo i due interventi.
R.

lunedì 8 settembre 2014

Benedetto XVI e il canto "Heilig, heilig, heilig" a Mariazell, Austria (YouTube)




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Grazie al lavoro della nostra Gemma rivediamo questo momento davvero emozionante :-)

Benedetto XVI: Se per l’uomo non esiste una verità, egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male (YouTube)




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Grazie al lavoro della nostra Gemma rivediamo e riascoltiamo l'omelia che Benedetto XVI tenne l'8 settembre 2007, a Mariazell. Il testo è da leggere integralmente per l'attualità delle parole del Pontefice e per la ricorrenza di oggi: la Natività della Vergine Maria.
Il testo integrale dell'omelia è consultabile qui.

domenica 7 settembre 2014

Benedetto XVI: La correzione fraterna non è una reazione all’offesa subita, ma è mossa dall’amore per il fratello (YouTube)




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Grazie al lavoro della nostra Gemma rivediamo e riascoltiamo il commento di Papa Benedetto al Vangelo di oggi.
Il 4 settembre 2011, a Castel Gandolfo, Benedetto XVI spiegò il testo tratto dal capitolo 18° di Matteo, dedicato alla vita della comunità cristiana. Si soffermò in particolare sui temi dell'amore fraterno, della correzione fraterna e della preghiera concorde.
Il testo è consultabile qui.

In particolare:

"L’apostolo Paolo afferma che tutta la Legge di Dio trova la sua pienezza nell’amore, così che, nei nostri rapporti con gli altri, i dieci comandamenti e ogni altro precetto si riassumono in questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (cfr Rm 13,8-10). Il testo del Vangelo, tratto dal capitolo 18° di Matteo, dedicato alla vita della comunità cristiana, ci dice che l’amore fraterno comporta anche un senso di responsabilità reciproca, per cui, se il mio fratello commette una colpa contro di me, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, facendogli presente che ciò che ha detto o fatto non è buono. Questo modo di agire si chiama correzione fraterna: essa non è una reazione all’offesa subita, ma è mossa dall’amore per il fratello".

"E se il fratello non mi ascolta? Gesù nel Vangelo odierno indica una gradualità: prima tornare a parlargli con altre due o tre persone, per aiutarlo meglio a rendersi conto di quello che ha fatto; se, malgrado questo, egli respinge ancora l’osservazione, bisogna dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli percepire il distacco che lui stesso ha provocato, separandosi dalla comunione della Chiesa. Tutto questo indica che c’è una corresponsabilità nel cammino della vita cristiana: ciascuno, consapevole dei propri limiti e difetti, è chiamato ad accogliere la correzione fraterna e ad aiutare gli altri con questo particolare servizio".

"Un altro frutto della carità nella comunità è la preghiera concorde. Dice Gesù: “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,19-20). La preghiera personale è certamente importante, anzi, indispensabile, ma il Signore assicura la sua presenza alla comunità che – pur se molto piccola – è unita e unanime, perché essa riflette la realtà stessa di Dio Uno e Trino, perfetta comunione d’amore".

La felicità di Benedetto XVI nel salutare per la prima volta gli abitanti di Castel Gandolfo (YouTube)




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Grazie al lavoro della nostra Gemma rivediamo uno dei momenti più emozionanti del primo mese di Pontificato di Papa Benedetto.
Il 5 maggio 2005 Benedetto XVI prendeva "possesso" della residenza di Castel Gandolfo.
In questo video il primissimo saluto del Papa agli abitanti dell'amatissima cittadina sui Colli Albani.
Ecco la trascrizione integrale.
Sarà il primo di tutta una serie di incontri affettuosi e gioiosi con i cittadini di Castello ai quali Benedetto riserverà anche l'ultimo saluto pubblico del suo luminoso Pontificato.
R.

giovedì 4 settembre 2014

Il primo Regina Coeli di Benedetto XVI: Mi rivolgo a voi per la prima volta da questa finestra (YouTube)




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Grazie al lavoro della nostra Gemma rivediamo uno dei primi interventi di Papa Benedetto dopo la sua elezione.
Il 1° maggio 2005 Benedetto XVI recitava per la prima volta il Regina Coeli dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico. Grande l'emozione del Papa e dell'imponente folla di fedeli accorsa per ascoltarlo.
La trascrizione nel sito della Santa Sede non è completa perché mancano molte parti "a braccio". E' opportuno quindi fare riferimento al video.
Questo comunque il link.

lunedì 1 settembre 2014

Alcuni fra i momenti più belli della visita di Benedetto XVI in Messico ed a Cuba (YouTube)




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Che ne dite di rivedere queste bellissime immagini preparate da Gemma? :-)
R.

Benedetto XVI visita il Santuario Virgen de la Caridad del Cobre a Cuba, 27 marzo 2012 (YouTube)




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Grazie al lavoro della nostra Gemma rivediamo uno dei momenti più emozionanti della visita di Benedetto XVI a Cuba.
In occasione del suo Viaggio Apostolico a Cuba (marzo 2012) Benedetto XVI visita il Santuario della Virgen de la Caridad del Cobre.
Qui il testo del saluto del Santo Padre.

In particolare:

"Desidero salutare cordialmente quanti sono qui presenti. Ricevete l’affetto del Papa e portatelo dappertutto, perché tutti sperimentino la consolazione e la fortezza nella fede. Fate sapere a quanti incontrate, vicini o lontani, che ho affidato alla Madre di Dio il futuro della vostra Patria, affinché avanzi nel cammino di rinnovamento e di speranza, per il maggior bene di tutti i cubani. Ho pregato la Vergine Santissima anche per le necessità di coloro che soffrono, di coloro che sono privi di libertà, lontani dalle persone care o vivono gravi momenti di difficoltà. Ho posto, allo stesso tempo, nel suo Cuore Immacolato i giovani, affinché siano autentici amici di Cristo e non cedano alle proposte che lasciano tristezza dietro di sè. Davanti a Maria della Carità, mi sono ricordato anche, in modo particolare, dei cubani discendenti di coloro che giunsero qui dall’Africa, come pure della vicina popolazione di Haiti, che soffre ancora delle conseguenze del ben conosciuto terremoto di due anni fa. E non ho dimenticato i molti contadini e le loro famiglie, che desiderano vivere intensamente nelle loro case il Vangelo, e offrono anche le loro case come centri di missione per la celebrazione dell’Eucaristia".

Qui il testo della preghiera alla Vergine (in spagnolo)