Il Signore mi chiama a "salire sul monte", a dedicarmi ancora di più alla preghiera... (Benedetto XVI, 24 febbraio 2013)
lunedì 3 dicembre 2012
No a “indifferenza e materialismo” e integrazione dei disabili: il Papa parla di Avvento e Giornata dei disabili e ricorda la beatificazione di Pillai (R.V.)
No a “indifferenza e materialismo” e integrazione dei disabili: il Papa parla di Avvento e Giornata dei disabili e ricorda la beatificazione di Pillai
Avvento e Anno liturgico sono quest’anno ulteriormente arricchiti dall’Anno della fede, a 50 anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. E’ quanto ha ricordato il Papa all’Angelus per poi parlare delle responsabilità dei cristiani in tema di "amore e giustizia". Ha ricordato la beatificazione del martire indiano Devasahayam Pillai. Poi, il pensiero alla Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità, che si celebra domani, e il forte appello a “promuovere la loro piena partecipazione alla vita della società”. Il servizio di Fausta Speranza
"I vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita … vegliate in ogni momento pregando»: con le parole del vangelo di Luca, Benedetto XVI chiede “sobrietà e preghiera”, in questo tempo di Avvento, di attesa per la venuta di Gesù. Il Papa ricorda anche l’invito di San Paolo a «crescere e sovrabbondare nell’amore», per poi chiedere ai cristiani “un diverso modo di vivere”:
“In mezzo agli sconvolgimenti del mondo, ai deserti dell’indifferenza e del materialismo, i cristiani accolgono da Dio la salvezza e la testimoniano con un diverso modo di vivere, come una città posta sopra un monte".
E il Papa sembra ricordare le responsabilità dei cristiani, parlando di amore e di giustizia:
“La comunità dei credenti è segno dell’amore di Dio, della sua giustizia che è già presente e operante nella storia ma che non è ancora pienamente realizzata, e pertanto va sempre attesa, invocata, ricercata con pazienza e coraggio".
“La Vergine Maria – sottolinea il Papa - incarna perfettamente lo spirito dell’Avvento, fatto di ascolto di Dio, di desiderio profondo di fare la sua volontà, di gioioso servizio al prossimo”. Dunque l’incoraggiamento a farci guidare da Maria “perché il Dio che viene non ci trovi chiusi o distratti, ma possa, in ognuno di noi, estendere un po’ il suo regno di amore, di giustizia e di pace”.
Poi il pensiero e la preghiera sono per il nuovo beato indiano Pillai:
“Oggi, a Kottar, in India, viene proclamato beato Devasahayam Pillai, un fedele laico vissuto nel 18° secolo e morto martire. Ci uniamo alla gioia della Chiesa in India e preghiamo che il nuovo Beato sostenga la fede dei cristiani di quel grande e nobile Paese".
Domani si celebra la Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità e Benedetto XVI lo ricorda con parole molto chiare sul dovuto rispetto:
“Ogni persona, pur con i suoi limiti fisici e psichici, anche gravi, è sempre un valore inestimabile, e come tale va considerata”.
E per poi lanciare due appelli: uno alla comunità ecclesiale, un altro al mondo della politica:
“Incoraggio le comunità ecclesiali ad essere attente e accoglienti verso questi fratelli e sorelle. Esorto i legislatori e i governanti a tutelare le persone con disabilità e a promuovere la loro piena partecipazione alla vita della società".
Nei saluti in varie lingue torna l’invito a vivere l’attesa e la speranza di Gesù nel contesto dell’Anno della fede: in francese l’invito particolare a “scoprire il legame tra le verità sull’incarnazione di Cristo e la nostra vita quotidiana”. In inglese a richiamarsi all’esempio del Beato Pillai. In spagnolo un richiamo alle “buone opere” che ci avvicinano a Cristo. In polacco l’invito alla vigilanza e alla preghiera “affinché siamo pronti al gioioso incontro con il Signore”. In italiano un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare al gruppo di preghiera «Missionari del Rosario» di Castellammare di Stabia. E un particolare saluto ai vari esponenti del mondo dello spettacolo viaggiante, che – dice il Papa - “ieri ho avuto la gioia di incontrare”.
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Il Papa: non conosciamo quando tornerà il Signore
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Il card. Bertone ha compiuto 78 anni, nella Chiesa con vigilanza ed umiltà (Izzo)
VATICANO: BERTONE COMPIE 78 ANNI, NELLA CHIESA CON VIGILANZA E UMILTA'
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
Riconfermato dal Papa lo scorso luglio - cioe' dopo i feroci attacchi sferratigli con lo scandalo Vatileaks - il segretario di Stato Tarcisio Bertone compie domani 78 anni.
In vista dell'anniversario, il cardinale salesiano ha celebrato una messa a Castelgandolfo e nell'omelia - pubblicata della'Osservatore - con molta delicatezza ha fatto riferimento indirettamente alla vicenda accennando alle virtu' della vigilanza e dell'umilta'. Infatti, ha spiegato il porporato, "nel ritmo frenetico e coinvolgente della vita moderna, quale speranza ci puo' essere di non lasciarci addormentare dal canto di tante sirene? Come si puo' rimanere svegli e in guardia, come si puo' rimanere in un atteggiamento di preghiera costante?". Certo, ha affermato, "non si puo' pensare di chiuderci in difesa contro tutto e contro tutti; non e' questa la strada per essere vigilanti e in preghiera come vuole il Signore. La strada e' un'altra e la troviamo nell'insieme di tutto il Vangelo: vigila bene chi ama". "E' dell'amore - ha scandito - vigilare".
Proprio alla luce di questa meditazione il cardinale Bertone ha concluso la sua omelia invitando i suoi collaboratori presenti al rito a chiedere "la grazia di essere fedeli e costanti nel condurre una vita specchiata nella fede e nella carita'", e cio' avendo come orientamento la testimonianza di Maria, "l'Ausiliatrice di ogni cristiano, che ci insegna a guardare e servire Cristo presente in ogni prossimo, senza confonderci dall'apparenza umana di cui ognuno e' rivestito".
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
Riconfermato dal Papa lo scorso luglio - cioe' dopo i feroci attacchi sferratigli con lo scandalo Vatileaks - il segretario di Stato Tarcisio Bertone compie domani 78 anni.
In vista dell'anniversario, il cardinale salesiano ha celebrato una messa a Castelgandolfo e nell'omelia - pubblicata della'Osservatore - con molta delicatezza ha fatto riferimento indirettamente alla vicenda accennando alle virtu' della vigilanza e dell'umilta'. Infatti, ha spiegato il porporato, "nel ritmo frenetico e coinvolgente della vita moderna, quale speranza ci puo' essere di non lasciarci addormentare dal canto di tante sirene? Come si puo' rimanere svegli e in guardia, come si puo' rimanere in un atteggiamento di preghiera costante?". Certo, ha affermato, "non si puo' pensare di chiuderci in difesa contro tutto e contro tutti; non e' questa la strada per essere vigilanti e in preghiera come vuole il Signore. La strada e' un'altra e la troviamo nell'insieme di tutto il Vangelo: vigila bene chi ama". "E' dell'amore - ha scandito - vigilare".
Proprio alla luce di questa meditazione il cardinale Bertone ha concluso la sua omelia invitando i suoi collaboratori presenti al rito a chiedere "la grazia di essere fedeli e costanti nel condurre una vita specchiata nella fede e nella carita'", e cio' avendo come orientamento la testimonianza di Maria, "l'Ausiliatrice di ogni cristiano, che ci insegna a guardare e servire Cristo presente in ogni prossimo, senza confonderci dall'apparenza umana di cui ognuno e' rivestito".
© Copyright (AGI)
sabato 1 dicembre 2012
Ci rileggiamo lunedì...buona domenica a tutti :-))
Carissimi amici, domani non potrò essere con voi sul blog. Tornerò "operativa" lunedì mattina recuperando il lavoro arretrato :-))
A tutti ed a ciascuno gli auguri di una bellissima domenica :-))
Un abbraccio
Raffaella
A tutti ed a ciascuno gli auguri di una bellissima domenica :-))
Un abbraccio
Raffaella
L’arte dell’allegria. Udienza di Benedetto XVI al pellegrinaggio della gente dello spettacolo viaggiante (O.R.)
Udienza di Benedetto XVI al pellegrinaggio della gente dello spettacolo viaggiante
L’arte dell’allegria
«L’allegria degli spettacoli, la gioia ricreativa del gioco, la grazia delle coreografie, il ritmo della musica costituiscono una via immediata di comunicazione per mettersi in dialogo con i piccoli e i grandi, suscitando sentimenti di serenità, di gioia, di concordia».
Forte di questa convinzione, il Papa ha voluto ricevere in udienza stamane, sabato 1° dicembre, gli oltre settemila partecipanti al pellegrinaggio della gente dello spettacolo viaggiante, promosso nell’ambito dell’Anno della fede dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
Alla vigilia dell’inizio del tempo di Avvento, nell’Aula Paolo VI si è respirata un’atmosfera natalizia di festa, con esibizioni acrobatiche e coreografiche di professionisti giunti da ogni latitudine. L’udienza — che ha vissuto uno dei momenti più singolari quando Benedetto XVI ha accarezzato due cuccioli di leone — è stata il segno di una stima e di un affetto per una realtà, quella dello spettacolo viaggiante, confermata nel discorso del Pontefice, che ha rivelato di conoscere bene «i numerosi problemi legati alla condizione itinerante, quali l’istruzione dei figli, la ricerca di luoghi adatti per gli spettacoli, le autorizzazioni per le rappresentazioni e i permessi di soggiorno per gli stranieri». Tanto da auspicare che «le amministrazioni pubbliche riconoscendo la funzione sociale e culturale dello spettacolo viaggiante, si impegnino per la tutela della categoria». Da qui l’incoraggiamento alla società civile «a superare ogni pregiudizio».
Rivolgendosi direttamente agli operatori dello spettacolo itinerante, il Pontefice ha poi affermato di apprezzarne soprattutto i valori tradizionali.
«Nel vostro ambiente — ha detto — si conserva vivo il dialogo tra le generazioni, il senso dell’amicizia, il gusto del lavoro di squadra. Accoglienza e ospitalità vi sono proprie». Del resto — ha concluso il Papa — «i vostri mestieri richiedono rinuncia e sacrificio, responsabilità e perseveranza, coraggio e generosità: virtù che la società odierna non sempre apprezza, ma che hanno contribuito a formare, nella vostra grande famiglia, intere generazioni».
(©L'Osservatore Romano 2 dicembre 2012)
Il Papa e i giovani all'inizio dell' Avvento del "Dio vicino" (Ambrogetti)
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Il Papa: Dio non si è chiuso nel suo Cielo ma si è chinato su di noi. La Gmg di Rio sarà grande occasione per gli universitari (Izzo)
PAPA: DIO NON SI E' CHIUSO NEL SUO CIELO MA SI E' CHINATO SU NOI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
"Dio non si e' chiuso nel suo Cielo, ma si e' chinato sulle vicende dell'uomo: un mistero grande che giunge a superare ogni possibile attesa".
Lo ha ricordato Benedetto XVI agli studenti universitari di Roma che gremivano questa sera la Basilica di San Pietro per i primi vespri dell'Avvento.
"Dio - ha osservato - entra nel tempo dell’uomo nel modo piu' impensato: facendosi bambino e percorrendo le tappe della vita umana, affinche' tutta la nostra esistenza, spirito, anima e corpo possa conservarsi
irreprensibile ed essere elevata alle altezze di Dio. E tutto questo lo fa per il suo amore fedele verso l'umanita'".
"L'amore quando e' vero - ha voluto rilevare il Pontefice offrendo ai ragazzi una bella sintesi del volume 'L'infanzia di Gesu'' che completa la sua trilogia su 'Gesu' di Nazaret' e figura in cima alle classifiche delle vendite librarie - tende per sua natura al bene dell’altro, al maggior bene possibile, e non si limita a rispettare semplicemente gli impegni di amicizia assunti, ma va oltre, senza calcolo, ne' misura.
"Dio in Gesu' di Nazaret - ha spiegato Ratzinger - assume in se' l'intera umanita', l'intera storia dell'umanita', e le da' una svolta nuova, decisiva, verso un nuovo essere persona umana, caratterizzato dall'essere generato da Dio e dal tendere verso di Lui".
© Copyright (AGI)
PAPA: GMG RIO SARA' GRANDE OCCASIONE PER GLI UNIVERSITARI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
Nel prossimo luglio, "la Giornata Mondiale della Gioventa a Rio de Janeiro sara' per i giovani universitari una grande occasione per manifestare la fecondita' storica della fedelta' di Dio, offrendo la vostra testimonianza e il vostro impegno per il rinnovamento morale e sociale del mondo".
Lo ha detto il Papa agli studenti degli atenei romani che gremivano questa sera la Basilica di San Pietro in occasione dei primi vespri di Avvento. Durante la cerimonia c'e' stata la tradizionale consegna dell'Icona di Maria Sedes Sapientiae alla delegazione universitaria brasiliana da parte della Cappellania universitaria di Roma Tre, che quest'anno celebra il suo ventennale. "E' questo - ha commentato Benedetto XVI - un segno del comune impegno dei giovani universitari di Roma".
Il Pontefice ha anche voluto rivolgere il suo incoraggiamento all’Ufficio di pastorale universitaria del Vicariato di Roma per il programma di pastorale universitaria dal titolo: "Il Padre lo vide da lontano. L'oggi dell'uomo, l'oggi di Dio".
"A voi - ha concluso salutando in particolare i giovani che si sentono lontani dalla Chiesa - il compito di testimoniare nelle aule universitarie il Dio vicino, che si manifesta anche nella ricerca della verita', anima di ogni impegno intellettuale".
© Copyright (AGI)
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
"Dio non si e' chiuso nel suo Cielo, ma si e' chinato sulle vicende dell'uomo: un mistero grande che giunge a superare ogni possibile attesa".
Lo ha ricordato Benedetto XVI agli studenti universitari di Roma che gremivano questa sera la Basilica di San Pietro per i primi vespri dell'Avvento.
"Dio - ha osservato - entra nel tempo dell’uomo nel modo piu' impensato: facendosi bambino e percorrendo le tappe della vita umana, affinche' tutta la nostra esistenza, spirito, anima e corpo possa conservarsi
irreprensibile ed essere elevata alle altezze di Dio. E tutto questo lo fa per il suo amore fedele verso l'umanita'".
"L'amore quando e' vero - ha voluto rilevare il Pontefice offrendo ai ragazzi una bella sintesi del volume 'L'infanzia di Gesu'' che completa la sua trilogia su 'Gesu' di Nazaret' e figura in cima alle classifiche delle vendite librarie - tende per sua natura al bene dell’altro, al maggior bene possibile, e non si limita a rispettare semplicemente gli impegni di amicizia assunti, ma va oltre, senza calcolo, ne' misura.
"Dio in Gesu' di Nazaret - ha spiegato Ratzinger - assume in se' l'intera umanita', l'intera storia dell'umanita', e le da' una svolta nuova, decisiva, verso un nuovo essere persona umana, caratterizzato dall'essere generato da Dio e dal tendere verso di Lui".
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PAPA: GMG RIO SARA' GRANDE OCCASIONE PER GLI UNIVERSITARI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
Nel prossimo luglio, "la Giornata Mondiale della Gioventa a Rio de Janeiro sara' per i giovani universitari una grande occasione per manifestare la fecondita' storica della fedelta' di Dio, offrendo la vostra testimonianza e il vostro impegno per il rinnovamento morale e sociale del mondo".
Lo ha detto il Papa agli studenti degli atenei romani che gremivano questa sera la Basilica di San Pietro in occasione dei primi vespri di Avvento. Durante la cerimonia c'e' stata la tradizionale consegna dell'Icona di Maria Sedes Sapientiae alla delegazione universitaria brasiliana da parte della Cappellania universitaria di Roma Tre, che quest'anno celebra il suo ventennale. "E' questo - ha commentato Benedetto XVI - un segno del comune impegno dei giovani universitari di Roma".
Il Pontefice ha anche voluto rivolgere il suo incoraggiamento all’Ufficio di pastorale universitaria del Vicariato di Roma per il programma di pastorale universitaria dal titolo: "Il Padre lo vide da lontano. L'oggi dell'uomo, l'oggi di Dio".
"A voi - ha concluso salutando in particolare i giovani che si sentono lontani dalla Chiesa - il compito di testimoniare nelle aule universitarie il Dio vicino, che si manifesta anche nella ricerca della verita', anima di ogni impegno intellettuale".
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Primi Vespri di Avvento, il Papa ai giovani universitari: testimoniate il Dio vicino (Radio Vaticana)
Primi Vespri di Avvento, il Papa ai giovani universitari: testimoniate il Dio vicino
“La liturgia, vissuta nel suo vero spirito, è sempre la scuola fondamentale” per farvi diventare “pietre vive nella costruzione della Chiesa e collaboratori della nuova evangelizzazione”. Così Benedetto XVI agli universitari degli Atenei romani e delle Università Pontificie durante la celebrazione, questa sera, dei primi Vespri della prima domenica di Avvento. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Agli universitari Benedetto XVI indica l’itinerario di fede dell’Anno liturgico:
“Celebrando e vivendo con tutta la Chiesa questo itinerario di fede, sperimenterete che Gesù Cristo è l’unico Signore del cosmo e della storia, senza il quale ogni costruzione umana rischia di vanificarsi nel nulla”.
“Nell’Eucaristia il Dio vivente si rende così vicino da farsi cibo che sostiene il cammino”. Viviamo però in un contesto – ricorda il Papa rivolgendosi agli universitari romani – “in cui spesso incontriamo l’indifferenza verso Dio”.
“Ma penso che nel profondo di quanti - anche tra i vostri coetanei - vivono la lontananza da Dio, ci sia una interiore nostalgia di infinito, di trascendenza”.
Agli universitari affida quindi una missione:
“A voi il compito di testimoniare nelle aule universitarie il Dio vicino, che si manifesta anche nella ricerca della verità, anima di ogni impegno intellettuale”.
Dio è vicino all’uomo. “Gli occhi di Dio – afferma Benedetto XVI - sono aperti su di noi” perché il Signore “è fedele al suo amore”. E’ questa la certezza – aggiunge il Papa - che può condurre l’umanità, anche in questo delicato momento storico, verso “traguardi di pace e prosperità”. Il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe “non ha mai abbandonato il suo popolo”. E’ stato sempre il “Dio vicino” e il suo “amore fedele verso l’umanità” – spiega il Santo Padre - è “senza calcolo né misura”:
“Dio non si è chiuso nel suo Cielo, ma si è chinato sulle vicende dell’uomo: un mistero grande che giunge a superare ogni possibile attesa”.
“Dio entra nel tempo dell’uomo nel modo più impensato”:
“Facendosi bambino e percorrendo le tappe della vita umana, affinché tutta la nostra esistenza, spirito, anima e corpo - come ci ha ricordato san Paolo - possa conservarsi irreprensibile ed essere elevata alle altezze di Dio”.
Benedetto XVI esorta infine tutta la comunità accademica di Roma a riflettere sulla fede. “La fede – sottolinea il Papa – è la porta che Dio apre nella nostra vita per condurci all’incontro con Cristo”:
“La fede cristiana non è adesione ad un dio generico o indefinito, ma al Dio vivo che in Gesù Cristo, Verbo fatto carne, è entrato nella nostra storia e si è rivelato come il Redentore dell’uomo. Credere significa affidare la propria vita a Colui che solo può darle pienezza nel tempo e aprirla ad una speranza oltre il tempo”.
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Gli artisti del mondo del circo sono stati ricevuti in udienza da Benedetto XVI (Valle)
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Il circo a San Pietro per salutare il Papa (Tgcom)
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Vaticano: Claudio Sciarpelletti ha rinunciato all'appello (Izzo)
VATICANO: SCIARPELLETTI HA RINUNCIATO ALL'APPELLO
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
Ha rinunciato all'appello Claudio Sciarpelletti, l'imformatico della Segreteria di Stato, condannato per favoreggiamento nell'inchiesta Vatileaks a due mesi di reclusione con la pena pero' sospesa. Aveva presentato richiesta il giorno 13 novembre, il 27 ha presentato la rinuncia.
La stessa decisione di rinunciare all'appello l'ha presa anche il promotore di giustizia di secondo grado, professor Giovanni Giacobbe.
La pena - le cui motivazioni sono state pubblicate oggi - diventa cosi' definitiva.Come e' noto, nel corso del processo a carico di Sciarpelletti, il maggiordomo infedele del Papa, Paolo Gabriele, si era assunto personalmente ogni responsabilita' per la busta incriminante trovata nella scrivania di Sciarpelletti il cui stato d'animo, come affermato dal teste Gauzzi Broccoletti, funzionario della Gendarmeria Vaticana, " era di grande agitazione durante la perquisizione e dopo trovata la busta".
Di fatto con la sua testimonianza, il collaboratore del Papa, oggi detenuto, aveva "salvato" l'onorabilita' di monsignor Carlo Maria Polvani (responsabile dell'ufficio informazioen della Segreteria di Stato e nipote di monsignor Carlo Maria Vigano', il nunzio a Washington le cui proteste per il trasferimento sono in qualche modo all'origine della vicenda), tirato in ballo da Sciarpelletti in un'interrogatorio come il datore di quei documenti. A determinare la colpevolezza di Sciarpelletti, secondo il tribunale vaticano presideuto dal professor Giuseppe Dalla Torre, e' stato il fatto che "l'imputato abbia fornito differenti versioni in ordine alla consegna della busta o dei documenti: prima, la consegna da parte di Paolo Gabriele (al momento della perquisizione), poi, la consegna da parte di monsignor Polvani (il giorno seguente), successivamente, ancora la consegna da parte dello stesso monnsignor Polvani (fase istruttoria), infine, l'esclusione che la consegna sia avvenuta da parte di monsignor Polvani (fase dibattimentale)". "Va precisato - si legge nella sentenza - che tutte queste versioni sono state fornite dall'imputato con la specificazione di non essere certo dei propri ricordi". Nonostante ai giornalisti appaia piuttosto illogico che i documenti provenienti da Gabriele, Sciarpelletti li abbia messi in una busta timbrata dall'ufficio e indirizzata allo stesso magiordomo, La versione che il Collegio "ritiene piu' attendibile" e' dunque che "l'autore della consegna sia stato Paolo Gabriele". A favore di questa tesi secondo i giudici "militano, in particolare, i seguenti argomenti: questa circostanza e' stata confermata in dibattimento dal teste Paolo Gabriele, il quale ha anche affermato che la motivazione di tale consegna era quella di avere un parere dall'imputato sulla documentazione; conferma indiretta della prima versione si ottiene dalla testimonianza di monsignor Polvani, il quale non solo ha escluso categoricamente ogni suo coinvolgimento in questa vicenda, ma ha anche riferito quel colloquio confidenziale intercorso tra lui stesso e l'imputato (Sciarpelletti gli aveva cheisto di perdonarlo e di aver agito per proteggere i propri figli, ndr) che puo' essere ragionevolmente interpretato come un tentativo di giustificazione per aver coinvolto l'interlocutore in una vicenda a cui quest'ultimo era del tutto estraneo".
"A tale proposito - per i giudici Giuseppe Dalla Torre, Paolo Pallanti Peletier e Venerando Marano - e' importante sottolineate che tale colloquio non e' stato minimamente contestato in dibattimento da parte dell'imputato o del suo difensore". Piu' in generale, l'intera testimonianza di monsignor Polvani pare al Collegio altamente attendibile". "In terzo luogo - si legeg ancora nelle motivazioni depositate oggi - il Collegio ritiene non credibile la tesi che l'imputato possa essersi dimenticato di una busta contenente documenti da consegnare a terzi, proveniente dal suo diretto superiore gerarchico, tanto piu' considerando che - come ha riferito il teste Gauzzi Broccoletti - "durante la perquisizione e dopo trovata la busta lo stato d'animo del signor Sciarpelletti era di grande agitazione".
"Ci si puo' allora domandare - affermano i giudici - quale sia stata la ragione del coinvolgimento di monsignor Polvani. La risposta piu' probabile e' che - spiegano - tale seconda versione sia stata fornita per aiutare Paolo Gabriele, che era gia' indagato". "Del resto - argomenta ancora la sentenza - Sciarpelletti, proprio in ragione di questo suo comportamento 'variabile ed altalenante' (cosi' definito nella Sentenza istruttoria, redatta dal giudice istruttore Piero Bonnet sull abase di una prima requisitoria del pm Nicola Picardi ndr) era stato indagato, anche se poi assolto, nella stessa sentenza, per concorso con Paolo Gabriele nel reato di furto aggravato, di cui era accusato lo stesso Gabriele".
"Dall'analisi delle risultanze probatorie ritiene inoltre il Tribunale di poter desumere che Paolo Gabriele abbia consegnato all'imputato non la busta chiusa e sigillata, ma la documentazione, tutta insieme o separatamente, poi rinvenuta nella busta medesima, e, di conseguenza, che l'imputato ne abbia preso visione, o, quanto meno, sia stato posto in grado di prenderne visione". "Per quanto riguarda l'autore della scritta 'Personale P. Gabriele'", i giudici ricordano che "vi e' l'ammissione dell'imputato di averla apposto lui stesso. Tale ammissione e' peraltro compatibile con la versione fornita da Paolo Gabriele".
"Per cio' che attiene al timbro - che peraltro e' risultato essere ad inchiostro e non a secco - nonostante l'affermazione dell'imputato di non sapere chi l'avesse apposto, ma di presumere che cio' fosse stato fatto da Paolo Gabriele", il Collegio "ritiene attendibile la testimonianza di quest'ultimo, il quale ha escluso di avere apposto il timbro, dato che egli non era addetto all'Ufficio che lo utilizzava".
"Appare allora altamente probabile - argomentano i giudici Dalla Torre, Papanti Peletier e Marano - che esso sia stato apposto dallo stesso imputato, unico ad avere la disponibilita' della busta nonche' soggetto che aveva facile accesso a tale timbro, posto a disposizione di tutto il personale del suo Ufficio". "La motivazione di tale comportamento, consistente della chiusura della busta e nell'apposizione del timbro sul lembo di chiusura, puo' con tutta probabilita' - secondo i giudici - rinvenirsi nel tentativo di impedire che altre persone potessero prendere visione dei documenti riservati ivi contenuti, dei quali egli era a conoscenza". "Dalle prove acquisite e' infatti risultata la particolare cura che Sciarpelletti ha usato nel nascondere la busta, collocata in un cassetto quasi inaccessibile e all'interno di una cartella". "Il che - concludono i giudici - avvalora ulteriormente la tesi della sua conoscenza dei documenti e del loro carattere riservato, che lo avrebbe indotto ad adottate simili cautele". Nel briefing con il quale il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha presentato oggi la sentenza, e' stato sottolineato che la rinuncia all'appello da parte del promotore di giustizia Giovanni Giacobbe "appare come una decisione naturale essendo stata accolta dai giudici integralmente la richiesta del pm Picardi". Lombardi, inoltre, ha detto che non ci sono novita' per Paolo Gabriele, e che resta ovviamente la piena liberta' del Pap di graziarlo in qualunque momento, se riterra' di farlo. La odierna pubblicazione della sentenza e la rinunci aall'appello segnano tuttavia un giro di boa nell'inchiesta Vtileaks, che continua almeno formalmente su tutti gli altri piu' gravi reati emersi nelle indagini, che vanno dall'attentato alla sicurezza dello Stato all'associazioen per delinquere. "Nessuno mi ha detto - ha spiegato padre Lombardi - che l'inchiesta sio astata archiviata o conclusa, dunque e' aperta". Tuttavia, ha ammesso infine il portavoce, "su cosa gli inquirenti stiano facendo, indagini particolari o meno, non ho elementi da riferire".
© Copyright (AGI)
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
Ha rinunciato all'appello Claudio Sciarpelletti, l'imformatico della Segreteria di Stato, condannato per favoreggiamento nell'inchiesta Vatileaks a due mesi di reclusione con la pena pero' sospesa. Aveva presentato richiesta il giorno 13 novembre, il 27 ha presentato la rinuncia.
La stessa decisione di rinunciare all'appello l'ha presa anche il promotore di giustizia di secondo grado, professor Giovanni Giacobbe.
La pena - le cui motivazioni sono state pubblicate oggi - diventa cosi' definitiva.Come e' noto, nel corso del processo a carico di Sciarpelletti, il maggiordomo infedele del Papa, Paolo Gabriele, si era assunto personalmente ogni responsabilita' per la busta incriminante trovata nella scrivania di Sciarpelletti il cui stato d'animo, come affermato dal teste Gauzzi Broccoletti, funzionario della Gendarmeria Vaticana, " era di grande agitazione durante la perquisizione e dopo trovata la busta".
Di fatto con la sua testimonianza, il collaboratore del Papa, oggi detenuto, aveva "salvato" l'onorabilita' di monsignor Carlo Maria Polvani (responsabile dell'ufficio informazioen della Segreteria di Stato e nipote di monsignor Carlo Maria Vigano', il nunzio a Washington le cui proteste per il trasferimento sono in qualche modo all'origine della vicenda), tirato in ballo da Sciarpelletti in un'interrogatorio come il datore di quei documenti. A determinare la colpevolezza di Sciarpelletti, secondo il tribunale vaticano presideuto dal professor Giuseppe Dalla Torre, e' stato il fatto che "l'imputato abbia fornito differenti versioni in ordine alla consegna della busta o dei documenti: prima, la consegna da parte di Paolo Gabriele (al momento della perquisizione), poi, la consegna da parte di monsignor Polvani (il giorno seguente), successivamente, ancora la consegna da parte dello stesso monnsignor Polvani (fase istruttoria), infine, l'esclusione che la consegna sia avvenuta da parte di monsignor Polvani (fase dibattimentale)". "Va precisato - si legge nella sentenza - che tutte queste versioni sono state fornite dall'imputato con la specificazione di non essere certo dei propri ricordi". Nonostante ai giornalisti appaia piuttosto illogico che i documenti provenienti da Gabriele, Sciarpelletti li abbia messi in una busta timbrata dall'ufficio e indirizzata allo stesso magiordomo, La versione che il Collegio "ritiene piu' attendibile" e' dunque che "l'autore della consegna sia stato Paolo Gabriele". A favore di questa tesi secondo i giudici "militano, in particolare, i seguenti argomenti: questa circostanza e' stata confermata in dibattimento dal teste Paolo Gabriele, il quale ha anche affermato che la motivazione di tale consegna era quella di avere un parere dall'imputato sulla documentazione; conferma indiretta della prima versione si ottiene dalla testimonianza di monsignor Polvani, il quale non solo ha escluso categoricamente ogni suo coinvolgimento in questa vicenda, ma ha anche riferito quel colloquio confidenziale intercorso tra lui stesso e l'imputato (Sciarpelletti gli aveva cheisto di perdonarlo e di aver agito per proteggere i propri figli, ndr) che puo' essere ragionevolmente interpretato come un tentativo di giustificazione per aver coinvolto l'interlocutore in una vicenda a cui quest'ultimo era del tutto estraneo".
"A tale proposito - per i giudici Giuseppe Dalla Torre, Paolo Pallanti Peletier e Venerando Marano - e' importante sottolineate che tale colloquio non e' stato minimamente contestato in dibattimento da parte dell'imputato o del suo difensore". Piu' in generale, l'intera testimonianza di monsignor Polvani pare al Collegio altamente attendibile". "In terzo luogo - si legeg ancora nelle motivazioni depositate oggi - il Collegio ritiene non credibile la tesi che l'imputato possa essersi dimenticato di una busta contenente documenti da consegnare a terzi, proveniente dal suo diretto superiore gerarchico, tanto piu' considerando che - come ha riferito il teste Gauzzi Broccoletti - "durante la perquisizione e dopo trovata la busta lo stato d'animo del signor Sciarpelletti era di grande agitazione".
"Ci si puo' allora domandare - affermano i giudici - quale sia stata la ragione del coinvolgimento di monsignor Polvani. La risposta piu' probabile e' che - spiegano - tale seconda versione sia stata fornita per aiutare Paolo Gabriele, che era gia' indagato". "Del resto - argomenta ancora la sentenza - Sciarpelletti, proprio in ragione di questo suo comportamento 'variabile ed altalenante' (cosi' definito nella Sentenza istruttoria, redatta dal giudice istruttore Piero Bonnet sull abase di una prima requisitoria del pm Nicola Picardi ndr) era stato indagato, anche se poi assolto, nella stessa sentenza, per concorso con Paolo Gabriele nel reato di furto aggravato, di cui era accusato lo stesso Gabriele".
"Dall'analisi delle risultanze probatorie ritiene inoltre il Tribunale di poter desumere che Paolo Gabriele abbia consegnato all'imputato non la busta chiusa e sigillata, ma la documentazione, tutta insieme o separatamente, poi rinvenuta nella busta medesima, e, di conseguenza, che l'imputato ne abbia preso visione, o, quanto meno, sia stato posto in grado di prenderne visione". "Per quanto riguarda l'autore della scritta 'Personale P. Gabriele'", i giudici ricordano che "vi e' l'ammissione dell'imputato di averla apposto lui stesso. Tale ammissione e' peraltro compatibile con la versione fornita da Paolo Gabriele".
"Per cio' che attiene al timbro - che peraltro e' risultato essere ad inchiostro e non a secco - nonostante l'affermazione dell'imputato di non sapere chi l'avesse apposto, ma di presumere che cio' fosse stato fatto da Paolo Gabriele", il Collegio "ritiene attendibile la testimonianza di quest'ultimo, il quale ha escluso di avere apposto il timbro, dato che egli non era addetto all'Ufficio che lo utilizzava".
"Appare allora altamente probabile - argomentano i giudici Dalla Torre, Papanti Peletier e Marano - che esso sia stato apposto dallo stesso imputato, unico ad avere la disponibilita' della busta nonche' soggetto che aveva facile accesso a tale timbro, posto a disposizione di tutto il personale del suo Ufficio". "La motivazione di tale comportamento, consistente della chiusura della busta e nell'apposizione del timbro sul lembo di chiusura, puo' con tutta probabilita' - secondo i giudici - rinvenirsi nel tentativo di impedire che altre persone potessero prendere visione dei documenti riservati ivi contenuti, dei quali egli era a conoscenza". "Dalle prove acquisite e' infatti risultata la particolare cura che Sciarpelletti ha usato nel nascondere la busta, collocata in un cassetto quasi inaccessibile e all'interno di una cartella". "Il che - concludono i giudici - avvalora ulteriormente la tesi della sua conoscenza dei documenti e del loro carattere riservato, che lo avrebbe indotto ad adottate simili cautele". Nel briefing con il quale il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha presentato oggi la sentenza, e' stato sottolineato che la rinuncia all'appello da parte del promotore di giustizia Giovanni Giacobbe "appare come una decisione naturale essendo stata accolta dai giudici integralmente la richiesta del pm Picardi". Lombardi, inoltre, ha detto che non ci sono novita' per Paolo Gabriele, e che resta ovviamente la piena liberta' del Pap di graziarlo in qualunque momento, se riterra' di farlo. La odierna pubblicazione della sentenza e la rinunci aall'appello segnano tuttavia un giro di boa nell'inchiesta Vtileaks, che continua almeno formalmente su tutti gli altri piu' gravi reati emersi nelle indagini, che vanno dall'attentato alla sicurezza dello Stato all'associazioen per delinquere. "Nessuno mi ha detto - ha spiegato padre Lombardi - che l'inchiesta sio astata archiviata o conclusa, dunque e' aperta". Tuttavia, ha ammesso infine il portavoce, "su cosa gli inquirenti stiano facendo, indagini particolari o meno, non ho elementi da riferire".
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La sorpresa dei circensi al Papa. Portano due leoncini e lui li accarezza
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Si è concluso formalmente oggi il processo per la fuga di documenti riservati della Santa Sede
Vaticano/ Concluso il processo Vatileaks, confermate le condanne
Il tecnico informatico Sciarpelletti ha rinunciato a fare appello
Città del Vaticano, 1 dic. (TMNews)
Vatileaks ultimo atto. Si è concluso formalmente oggi il processo per la fuga di documenti riservati della Santa Sede iniziato con il rinvio a giudizio, a metà agosto, del maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, e del tecnico informatico della segreteria di Stato Claudio Sciarpelletti, per il quale è stato celebrato un secondo processo in seguito allo stralcio della sua posizione nel primo procedimento. Dopo aver prospettato di fare ricorso, infatti, quest'ultimo ha rinunciato all'appello.
La sua condanna - illustrata dalle motivazioni della sentenza pubblicate oggi - è dunque definitiva.
Sciarpelletti ha rinunciato, lo scorso 27 novembre, a presentare appello, dopo che il 13 novembre il suo avvocato, Claudio Benedetti, aveva preannunciato il ricorso. Anche la pubblica accusa ha rinunciato, oggi, a presentare appello. "La sentenza va considerata definitiva e, quindi, la vicenda del processo in tribunale ai due imputati Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti è da considerare un capitolo terminato", ha detto il portavoce vaticano, Federico Lombardi, che ha dato la notizia. In teoria, da un punto di vista giuridico, le indagini della magistratura vaticana proseguono sulle questioni che - come spiegò nella requisitoria del promotore di giustizia Nicola Picardi - sono rimaste fuori dal processo (come hanno fatto le carte sottratte da Gabriele a uscire dal Vaticano?). Il processo, tuttavia, è concluso.
Sciarpelletti ha probabilmente rinunciato all'appello - è la spiegazione di padre Lombardi - in ragione della "benevolenza" della sentenza. Era stato condannato il 13 novembre a quattro mesi per favoreggiamento scontati a due e sospesi in forza di una legge di Paolo VI.
Le motivazioni della sentenza ricostruiscono la vicenda giudiziaria di Sciarpelletti e illustra la fondatezza del capo di imputazione del favoreggiamento. I giudici vaticani Giuseppe Dalla Torre, Paolo Papanti-Pelletier e Venerando Marano spiegano che il reato commesso è stato quello di "favoreggiamento personale», consumato attraverso "un'attività materiale di intralcio alla giustizia" idonea a "eludere le investigazioni dell'Autorità", fattispecie prevista dall'articolo 225 del codice penale in vigore in Vaticano.
Claudio Sciarpelletti, secondo il tribunale vaticano, ha fornito versioni contraddittorie circa la provenienza di documenti riservati trovati nel corso di una perquisizione nel suo ufficio. La versione che il Tribunale "ritiene più attendibile" è che l'autore della consegna di quei documenti al tecnico informatico sia stato Paolo Gabriele, già condannato per furto. Dall'analisi delle risultanze probatorie, inoltre, il Tribunale ritiene di poter desumere che l'imputato "abbia preso visione" dei documenti o, "quanto meno, sia stato posto in grado di prenderne visione": deve pertanto ritenersi "non veritiera l'affermazione più volte ribadita" da Sciarpelletti, "secondo cui a lui sarebbe stata consegnata una busta chiusa, della quale avrebbe ignorato il contenuto". Tale condotta dell'imputato dimostra anche l'esistenza del dolo: alla luce degli "elementi probatori" deve desumersi infatti che "non solo egli avesse conservato memoria della busta e dei documenti in essa conservati, ma che ricordasse anche l'autore della consegna, cioè il Sig. Paolo Gabriele, indagato per furto aggravato, per aiutare il quale egli, con le due discordanti versioni, ha arrecato intralcio alla giustizia".
Per quanto riguarda il timbro 'Segreteria di Stato - Ufficio Informazioni e Documentazione', che si trova sulla busta, secondo i giudici appare "altamente probabile che esso sia stato apposto dallo stesso imputato, unico ad avere la disponibilità della busta nonché soggetto che aveva facile accesso a tale timbro, posto a disposizione di tutto il personale del suo ufficio".
La motivazione di tale comportamento ¿ è scritto ancora nella sentenza ¿ "può con tutta probabilità rinvenirsi nel tentativo di impedire che altre persone potessero prendere visione dei documenti riservati ivi contenuti, dei quali egli era a conoscenza". Dalle prove acquisite è infatti risultata "la particolare cura" che Sciarpelletti "ha usato nel nascondere la busta, collocata in un cassetto quasi inaccessibile e all'interno di una cartella. Il che avvalora ulteriormente la tesi della sua conoscenza dei documenti e del loro carattere riservato, che lo avrebbe indotto ad adottate simili cautele". Inoltre, la sua collaborazione dell'informatico con i gendarmi e le guardie svizzere che lo hanno rinvenuto le carte "è intervenuta non nel momento iniziale della erquisizione, ma solo nella fase conclusiva quando era iniziata la sistematica apertura di tutti i cassetti, cosicché di fatto tale collaborazione è stata superflua". Infine, "poco importa se si trattasse di una grande o di una superficiale amicizia: sicuramente l'imputato e il testimone Gabriele hanno ammesso che si frequentavano, anche con le rispettiva famiglie, anche in luoghi diversi dall'ambiente di lavoro".
Paolo Gabriele, intanto, rimane rinchiuso in una cella della gendarmeria vaticana in attesa della grazia che il Papa potrebbe sovranamente concedergli. Concluso il processo, la decisione potrebbe accelerare e giungere - ma non ci sono conferme ufficiali - a Natale.
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Il Papa nomina Mons. Scicluna membro della Congregazione della Dottrina della Fede (Izzo)
PAPA: NOMINA SCICLUNA MEMBRO DELLA DOTTRINA DELLA FEDE
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic. - Monsignor Charles Scicluna, per 17 anni promotore di giustizia della Congregazione della Dottrina della Fede, e in questa veste campione della lotta agli abusi sessuali e di potere nella Chiesa, da poche settimane rientrato in patria a Malta come vescovo ausiliare, e' stato nominato oggi da Benedetto XVI - con una decisione senza precedenti - membro della Congregazione per la Dottrina della Fede. Questo ruolo gli consentira' di vigilare anche sull'ufficio che ha lasciato da poco, affinche' le severe indicazioni del Pontefice siano seguite con la stessa serieta' che ha contraddistinto la gestione Ratzinger-Scicluna delle inchieste sulla pedofilia e sugli altri "delicta graviora". (AGI)
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic. - Monsignor Charles Scicluna, per 17 anni promotore di giustizia della Congregazione della Dottrina della Fede, e in questa veste campione della lotta agli abusi sessuali e di potere nella Chiesa, da poche settimane rientrato in patria a Malta come vescovo ausiliare, e' stato nominato oggi da Benedetto XVI - con una decisione senza precedenti - membro della Congregazione per la Dottrina della Fede. Questo ruolo gli consentira' di vigilare anche sull'ufficio che ha lasciato da poco, affinche' le severe indicazioni del Pontefice siano seguite con la stessa serieta' che ha contraddistinto la gestione Ratzinger-Scicluna delle inchieste sulla pedofilia e sugli altri "delicta graviora". (AGI)
Il Papa incontra il mondo del circo in Vaticano e ne elogia i valori
Papa: incontra il mondo del circo in Vaticano e ne elogia i valori
(ASCA) - Citta' del Vaticano, 1 dic
Papa Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Vaticano il mondo del circo: acrobati, giocolieri, domatori ma anche burattinai, artisti di strada e molti altri fieranti, sono stati ricevuti in un'atmosfera nell'Aula Paolo VI, mentre in piazza San Pietro era stato montato un piccolo circo con tanto di giostre e tendoni.
Poco prima, la gente dello spettacolo viaggiante, oltre settemila persone provenienti da tutto il mondo, aveva percorso via della Conciliazione in una processione colorata e festante.
L'incontro con Benedetto XVI e' stato il momento culminante del pellegrinaggio promosso dal dicastero per i Migranti e gli Itineranti per permettere al papa di rinnovare la sua vicinanza ai circensi. ''Voi siete chiamati a testimoniare quei valori che fanno parte della vostra tradizione: l'amore per la famiglia, la premura per i piccoli, l'attenzione ai disabili, la cura dei malati, la valorizzazione degli anziani e del loro patrimonio di esperienze'', ha detto il pontefice al gruppo dei circensi.
''Nel vostro ambiente - ha proseguito Benedetto XVI - si conserva vivo il dialogo tra le generazioni, il senso dell'amicizia, il gusto del lavoro di squadra. Accoglienza e ospitalita' vi sono proprie, cosi' come l'attenzione a dare risposta ai desideri piu' autentici, soprattutto delle giovani generazioni. I vostri mestieri richiedono rinuncia e sacrificio, responsabilita' e perseveranza, coraggio e generosita': virtu' che la societa' odierna non sempre apprezza, ma che hanno contribuito a formare, nella vostra grande famiglia, intere generazioni''.
''Conosco anche i numerosi problemi legati alla vostra condizione itinerante - ha concluso papa Ratzinger -, quali l'istruzione dei figli, la ricerca di luoghi adatti per gli spettacoli, le autorizzazioni per le rappresentazioni e i permessi di soggiorno per gli stranieri. Mentre auspico che le Amministrazioni pubbliche, riconoscendo la funzione sociale e culturale dello spettacolo viaggiante, si impegnino per la tutela della vostra categoria, incoraggio sia voi sia la societa' civile a superare ogni pregiudizio e ricercare sempre un buon inserimento nelle realta' locali''.
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Il motu proprio su Caritas e vescovi attua la promessa dell'enciclica Deus caritas est. Il Papa: i vescovi vigilino di più su attività caritative e fondi (Izzo)
PAPA: MOTU PROPRIO SU CARITAS E VESCOVI ATTUA PROMESSA ENCICLICA
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
Il documento "De Caritas ministranda" pubblicato oggi attua quanto promesso nel 2006 da Papa Ratzinger con l'Enciclica "Deus caritas est" che sottolineava la necessita' di una maggiore vigilanza su questo settore centrale della vita della Chiesa. Benedetto XVI, ad esempio, difende nel motu proprio il diritto dei singoli vescovi a dare o meno il proprio assenso "alle iniziative di organismi cattolici da svolgere nell'ambito della sua competenza, nel rispetto della normativa canonica e dell'identita' propria dei singoli organismi, ed e' suo dovere di Pastore vigilare perche' le attivita' realizzate nella propria diocesi si svolgano conformemente alla disciplina ecclesiastica, proibendole o adottando eventualmente i provvedimenti necessari se non la rispettassero". II documento affida poi al Pontificio Consiglio Cor Unum "il compito di promuovere l'applicazione di questa normativa e di vigilare affinche' sia applicata a tutti i livelli, ferma restando la competenza del Pontificio Consiglio per i Laici sulle associazioni di fedeli e quella propria della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e fatte salve le competenze generali degli altri Dicasteri e Organismi della Curia Romana".
"In particolare - si legge - il Pontificio Consiglio Cor Unum curi che il servizio della carita' delle istituzioni cattoliche in ambito internazionale si svolga sempre in comunione con le rispettive Chiese particolari". Al Pontificio Consiglio "Cor Unum" compete parimenti "l'erezione canonica di organismi di servizio di carita' a livello internazionale, assumendo successivamente i compiti disciplinari e di promozione che corrispondano in diritto".
"Tutto cio' che ho deliberato con questa Lettera apostolica in forma di Motu Proprio, ordino - scrive il Papa - che sia osservato in tutte le sue parti, nonostante qualsiasi cosa contraria". "Col presente Motu Proprio - spiega inoltre Papa Ratzinger che nel testo definisce 'apprezzabile' la varietý di istituzioni di ispirazione cattolica - intendo fornire un quadro normativo organico che serva meglio ad ordinare, nei loro tratti generali, le diverse forme ecclesiali organizzate del servizio della carita', che e' strettamente collegata alla natura diaconale della Chiesa e del ministero episcopale. E' importante, comunque, tenere presente che 'l'azione pratica resta insufficiente se in essa non si rende percepibile l'amore per l'uomo, un amore che si nutre dell'incontro con Cristo'". Pertanto, afferma il Papa, "nell'attivita' caritativa, le tante organizzazioni cattoliche non devono limitarsi ad una mera raccolta o distribuzione di fondi, ma devono sempre avere una speciale attenzione per la persona che e' nel bisogno e svolgere, altresi', una preziosa funzione pedagogica nella comunita' cristiana, favorendo l'educazione alla condivisione, al rispetto e all'amore secondo la logica del Vangelo di Cristo.
L'attivita' caritativa della Chiesa, infatti, a tutti i livelli, deve evitare il rischio di dissolversi nella comune organizzazione assistenziale, divenendone una semplice variante". Nel testo, Beendetto XVI riconisce che "le iniziative organizzate che, nel settore della carita', vengono promosse dai fedeli nei vari luoghi sono molto differenti tra di loro e richiedono un'appropriata gestione". "In modo particolare - osserva - si e' sviluppata a livello parrocchiale, diocesano, nazionale ed internazionale l'attivita' della Caritas, istituzione promossa dalla Gerarchia ecclesiastica, che si e' giustamente guadagnata l'apprezzamento e la fiducia dei fedeli e di tante altre persone in tutto il mondo per la generosa e coerente testimonianza di fede, come pure per la concretezza nel venire incontro alle richieste dei bisognosi". "Accanto a quest'ampia iniziativa, sostenuta ufficialmente dall'autorita' della Chiesa, nei vari luoghi - rileva il Pontefice - sono sorte molteplici altre iniziative, scaturite dal libero impegno di fedeli che, in forme differenti, vogliono contribuire col proprio sforzo a testimoniare concretamente la carita' verso i bisognosi. Le une e le altre sono iniziative diverse per origine e per regime giuridico, pur esprimendo egualmente sensibilita' e desiderio di rispondere ad un medesimo richiamo". E se "la Chiesa in quanto istituzione non puo' dirsi estranea alle iniziative promosse in modo organizzato, libera espressione della sollecitudine dei battezzati per le persone ed i popoli bisognosi", ai pastori e' richiesto di "accoglierle sempre come manifestazione della partecipazione di tutti alla missione della Chiesa, rispettando le caratteristiche e l'autonomia di governo che, secondo la loro natura, competono a ciascuna di esse quali manifestazione della liberta' dei battezzati. Accanto ad esse, l'autorita' ecclesiastica ha promosso, di propria iniziativa, opere specifiche, attraverso le quali provvede istituzionalmente ad incanalare le elargizioni dei fedeli, secondo forme giuridiche e operative adeguate che consentano di arrivare piu' efficacemente a risolvere i concreti bisogni". Tuttavia, "nella misura in cui dette attivita' siano promosse dalla Gerarchia stessa, oppure siano esplicitamente sostenute dall'autorita' dei pastori, occorre garantire - conclude il Papa - che la loro gestione sia realizzata in accordo con le esigenze dell'insegnamento della Chiesa e con le intenzioni dei fedeli, e che rispettino anche le legittime norme date dall'autorita' civile".
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PAPA: VESCOVI VIGILINO DI PIU' SU ATTIVITA' CARITATIVE E FONDI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
Benedetto XVI richiama all'ordine le attivita' caritative della Chiesa affidando ai vescovi diocesani compiti di indirizzo e vigilanza, che arrivano fino al poter togliere il titolo di "cattolico" a un organismo che "non risponda piu' alle esigenze dell'insegnamento della Chiesa".
Particolare attenzione - nel motu proprio "De Caritas ministranda" pubblicato oggi - il Papa raccomanda sulle questioni economiche: provenienza e gestione dei fondi, che devono essere trasparenti, sobrieta' negli apparati che non devono essere elefantiaci e troppo costosi, come evidentemente in alcune realta' avviene. "Al vescovo - secondo quanto stabilito dal Papa nel nuovo documento - spetta la vigilanza sui beni ecclesiastici degli organismi caritativi soggetti alla sua autorita'" ed e' suo "dovere" quello di "assicurarsi che i proventi delle collette vengano destinati alle finalita' per cui siano stati raccolti". "In particolare - inoltre - il vescovo diocesano deve evitare che gli organismi di carita' che gli sono soggetti siano finanziati da enti o istituzioni che perseguono fini in contrasto con la dottrina della Chiesa". Parimenti, "per non dare scandalo ai fedeli, il vescovo diocesano deve evitare che organismi caritativi accettino contributi per iniziative che, nella finalita' o nei mezzi per raggiungerle, non corrispondano alla dottrina della Chiesa". Al vescovo poi il Papa chiede di "curare che la gestione delle iniziative da lui dipendenti sia testimonianza di sobrieta' cristiana". "A tale scopo - si legge nel testo - vigilera' affinche' stipendi e spese di gestione, pur rispondendo alle esigenze della giustizia e ai necessari profili professionali, siano debitamente proporzionate ad analoghe spese della propria Curia diocesana". Il tema di fondo e' quello della trasparenza.
Per consentire che il vescovo possa esercitare questo suo "dovere di vigilanza", il Papa stabilisce infatti che le Caritas e gli altri organismi assistenziali della Chiesa debbono "presentare all'Ordinario competente il rendiconto annuale". E dichiara che "il vescovo diocesano e' tenuto, se necessario, a rendere pubblico ai propri fedeli il fatto che l'attivita' d'un determinato organismo di carita' non risponda piu' alle esigenze dell'insegnamento della Chiesa, proibendo allora l'uso del nome 'cattolico' ed adottando i provvedimenti pertinenti ove si profilassero responsabilita' personali". Per il Pontefice, "e' opportuno, inoltre, che, per iniziative di carita' a livello nazionale, sia consultato da parte del vescovo l'ufficio relativo della Conferenza Episcopale". Mentre, a livello locale, "al vescovo ed al parroco rispettivo spetta assicurare che, nell'ambito della parrocchia, insieme alla Caritas possano coesistere e svilupparsi altre iniziative di carita', sotto il coordinamento generale del parroco".
"E' dovere del vescovo diocesano e dei rispettivi parroci - si legge - evitare che in questa materia i fedeli possano essere indotti in errore o in malintesi, sicche' dovranno impedire che attraverso le strutture parrocchiali o diocesane vengano pubblicizzate iniziative che, pur presentandosi con finalita' di carita', proponessero scelte o metodi contrari all'insegnamento della Chiesa".
Benedetto XVI chiede anche che "il vescovo diocesano favorisca l'azione nazionale ed internazionale degli organismi di servizio della carita' sottoposti alla sua cura, in particolare la cooperazione con le circoscrizioni ecclesiastiche piu' povere".
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Le radici dell'amore cristiano. Reso noto oggi il Motu proprio di Benedetto XVI: in risalto il ruolo dei vescovi (Sir)
SERVIZIO DELLA CARITÀ
Le radici dell'amore cristiano
Reso noto oggi il Motu proprio di Benedetto XVI: in risalto il ruolo dei vescovi
Un Motu proprio per “ordinare” il “servizio della carità” della Chiesa. Il documento, che nell’originale latino ha per titolo “De caritate ministranda”, è stato emanato oggi da Benedetto XVI ed entrerà in vigore il prossimo 10 dicembre. Annuncio della Parola, celebrazione dei Sacramenti e servizio della carità, ricorda il Papa in apertura, sono “compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l’uno dall’altro”, così come aveva già scritto nell’enciclica “Deus caritas est”.
Espressione dell’essenza della Chiesa. “Il servizio della carità”, sottolinea papa Benedetto nel “Proemio”, “è una dimensione costitutiva della missione della Chiesa ed è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza”. “Tutti i fedeli – precisa – hanno il diritto e il dovere d’impegnarsi personalmente per vivere il comandamento nuovo che Cristo ci ha lasciato”, “offrendo all’uomo contemporaneo non solo aiuto materiale, ma anche ristoro e cura dell’anima”. “All’esercizio della diakonia della carità – prosegue il Santo Padre – la Chiesa è chiamata anche a livello comunitario, dalle piccole comunità locali alle Chiese particolari, fino alla Chiesa universale”; per questo serve un’“organizzazione quale presupposto per un servizio comunitario ordinato”, che abbia pure “espressioni istituzionali”. Scopo del Motu proprio è, dunque, “fornire un quadro normativo organico che serva meglio ad ordinare, nei loro tratti generali, le diverse forme ecclesiali organizzate del servizio della carità, che è strettamente collegata alla natura diaconale della Chiesa e del ministero episcopale”.
Una speciale attenzione per la persona. “L’attività caritativa della Chiesa”, mette in guardia il Pontefice, “deve evitare il rischio di dissolversi nella comune organizzazione assistenziale, divenendone una semplice variante”. “Pertanto, nell’attività caritativa, le tante organizzazioni cattoliche non devono limitarsi a una mera raccolta o distribuzione di fondi, ma devono sempre avere una speciale attenzione per la persona che è nel bisogno e svolgere, altresì, una preziosa funzione pedagogica nella comunità cristiana, favorendo l’educazione alla condivisione, al rispetto e all’amore secondo la logica del Vangelo di Cristo”. Un compito al quale già rispondono differenti “iniziative organizzate”, in primo luogo la Caritas, “che si è giustamente guadagnata l’apprezzamento e la fiducia dei fedeli e di tante altre persone in tutto il mondo per la generosa e coerente testimonianza di fede, come pure per la concretezza nel venire incontro alle richieste dei bisognosi”.
Alcune norme essenziali. Accanto a questa, “nei vari luoghi sono sorte molteplici altre iniziative, scaturite dal libero impegno di fedeli”. Una pluralità di realtà verso le quali “la Chiesa in quanto istituzione non può dirsi estranea”. “I Pastori – auspica il Papa – le accolgano sempre come manifestazione della partecipazione di tutti alla missione della Chiesa, rispettando le caratteristiche e l’autonomia di governo che, secondo la loro natura, competono a ciascuna di esse quali manifestazione della libertà dei battezzati”. Tuttavia, aggiunge, “occorre garantire che la loro gestione sia realizzata in accordo con le esigenze dell’insegnamento della Chiesa e con le intenzioni dei fedeli, e che rispettino anche le legittime norme date dall’autorità civile”. Da qui la necessità di emanare “alcune norme essenziali” per esplicitare “le responsabilità giuridiche assunte in materia dai vari soggetti implicati, delineando, in modo particolare, la posizione di autorità e di coordinamento al riguardo che spetta al vescovo diocesano”.
Seguire i principi cattolici. Tra le disposizioni, Benedetto XVI ricorda che le iniziative collettive di carità, “oltre a osservare la legislazione canonica”, “sono tenute a seguire nella propria attività i principi cattolici e non possono accettare impegni” che ne condizionino l’osservanza. L’appellativo “cattolico” può essere usato “solo con il consenso scritto dell’autorità competente”, ovvero “del vescovo diocesano”, al quale spetta il compito di “vigilare” affinché “siano sempre osservate le norme del diritto universale e particolare della Chiesa”, e “coordinare nella propria circoscrizione le diverse opere di servizio di carità”, curando che quanti vi operano “diano esempio di vita cristiana e testimonino una formazione del cuore che documenti una fede all’opera nella carità”.
Educare alla condivisione e alla carità. Il Motu proprio invita il vescovo a favorire “la creazione, in ogni parrocchia della sua circoscrizione, d’un servizio di ‘Caritas’ parrocchiale o analogo, che promuova anche un’azione pedagogica nell’ambito dell’intera comunità per educare allo spirito di condivisione e di autentica carità”. Per evitare che “i fedeli possano essere indotti in errore o malintesi”, vescovo e parroci “dovranno impedire che attraverso le strutture parrocchiali o diocesane vengano pubblicizzate iniziative che, pur presentandosi con finalità di carità, proponessero scelte o metodi contrari all’insegnamento della Chiesa”, come pure “il vescovo diocesano deve evitare che gli organismi di carità che gli sono soggetti siano finanziati da enti o istituzioni che perseguono fini in contrasto con la dottrina della Chiesa”. Da ultimo, al Pontificio Consiglio “Cor Unum” il compito “di promuovere l’applicazione di questa normativa e di vigilare affinché sia applicata a tutti i livelli”.
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Voi sapete stupire. Oggi l'udienza del Papa con il popolo viaggiante dei circhi e delle giostre (Sir)
Voi sapete stupire
Oggi l'udienza con il popolo viaggiante dei circhi e delle giostre
“Ciò che anzitutto contraddistingue la vostra grande famiglia è la capacità di usare il linguaggio particolare e specifico della vostra arte”.
Lo ha detto stamattina Benedetto XVI ricevendo in udienza, in Aula Paolo VI, circensi e migranti. “L’allegria degli spettacoli, la gioia ricreativa del gioco, la grazia delle coreografie, il ritmo della musica - ha aggiunto il Papa - costituiscono proprio una via immediata di comunicazione per mettersi in dialogo con piccoli e grandi, suscitando sentimenti di serenità, di gioia, di concordia”.
Accoglienza e ospitalità. “Con la varietà delle vostre professioni e l’originalità delle esibizioni - ha evidenziato il Pontefice -, voi sapete stupire e suscitare meraviglia, offrire occasioni di festa e di sano divertimento”. In realtà, ha sostenuto il Santo Padre, “proprio a partire da queste caratteristiche e con il vostro stile, voi siete chiamati a testimoniare quei valori che fanno parte della vostra tradizione: l’amore per la famiglia, la premura per i piccoli, l’attenzione ai disabili, la cura dei malati, la valorizzazione degli anziani e del loro patrimonio di esperienze”. Nell’ambiente di circensi e migranti “si conserva vivo il dialogo tra le generazioni, il senso dell’amicizia, il gusto del lavoro di squadra”. “Accoglienza e ospitalità - ha osservato Benedetto XVI - vi sono proprie, così come l’attenzione a dare risposta ai desideri più autentici, soprattutto delle giovani generazioni. I vostri mestieri richiedono rinuncia e sacrificio, responsabilità e perseveranza, coraggio e generosità: virtù che la società odierna non sempre apprezza, ma che hanno contribuito a formare, nella vostra grande famiglia, intere generazioni”. Il Papa ha ricordato, poi, “anche i numerosi problemi legati” alla “condizione itinerante” dei circensi, “quali l’istruzione dei figli, la ricerca di luoghi adatti per gli spettacoli, le autorizzazioni per le rappresentazioni e i permessi di soggiorno per gli stranieri”. Perciò, mentre ha auspicato “che le Amministrazioni pubbliche, riconoscendo la funzione sociale e culturale dello spettacolo viaggiante, si impegnino per la tutela” della categoria di chi vi lavora, il Pontefice ha incoraggiato sia i circensi sia la società civile “a superare ogni pregiudizio e ricercare sempre un buon inserimento nelle realtà locali”.
Offrire speranza. “La Chiesa - ha spiegato il Santo Padre - si rallegra per l’impegno che dimostrate ed apprezza la fedeltà alle tradizioni, di cui a ragione andate fieri. Essa stessa che è pellegrina, come voi, in questo mondo, vi invita a partecipare alla sua missione divina attraverso il vostro lavoro quotidiano”. La dignità di ogni uomo, ha sottolineato Benedetto XVI, “si esprime anche nell’esercizio onesto delle professionalità acquisite e nel praticare quella gratuità che permette di non lasciarsi determinare da tornaconti economici. Così anche voi, mentre ponete attenzione alla qualità delle vostre realizzazioni e degli spettacoli, non mancate di vigilare affinché, con i valori del Vangelo, possiate continuare ad offrire alle giovani generazioni la speranza e l’incoraggiamento di cui necessitano, soprattutto rispetto alle difficoltà della vita, alle tentazioni della sfiducia, della chiusura in se stessi e del pessimismo, che impediscono di cogliere la bellezza dell’esistenza”.
Il ruolo della famiglia. Non è mancato un accenno alla nuova evangelizzazione: “Benché la vita itinerante impedisca di far parte stabilmente di una comunità parrocchiale e non faciliti la regolare partecipazione alla catechesi e al culto divino, anche nel vostro mondo si rende necessaria una nuova evangelizzazione”. Di qui l’auspicio: “Possiate trovare, presso le comunità in cui sostate, persone accoglienti e disponibili, capaci di venire incontro alle vostre necessità spirituali”. “Non dimenticate, però - ha continuato il Papa -, che è la famiglia la via primaria di trasmissione della fede, la piccola Chiesa domestica chiamata a far conoscere Gesù e il suo Vangelo e ad educare secondo la legge di Dio, affinché ognuno possa giungere alla piena maturità umana e cristiana. Le vostre famiglie siano sempre scuole di fede e di carità, palestre di comunione e di fraternità”. Il Pontefice ha ripetuto, poi agli artisti e operatori dello spettacolo viaggiante quanto affermato all’inizio del suo Pontificato: “Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con Lui… Solo in quell’amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in quell’amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera”. Prima dei saluti in varie lingue il Santo Padre ha assicurato la vicinanza della Chiesa, che “condivide il cammino” di migranti e circensi, e ha affidato tutti alla Santa Vergine Maria, la ‘stella del cammino’, che con la sua materna presenza ci accompagna in ogni momento della vita”. “Cari amici il vostro carisma consiste nel donare agli altri la gioia, il senso della festa e la bellezza. Che la vostra gioia trovi la sua fonte in Dio”, ha affermato in francese. Un invito alla contemplazione e al dialogo con Dio il Papa lo ha espresso in inglese.
Il saluto del card. Vegliò. Lo spettacolo viaggiante “esige costante disponibilità al pubblico di ogni età e attenzione a rispettare la sensibilità di tutti, a osservare le normative dettate dalle Amministrazioni pubbliche e ad adeguarsi alle disposizioni che, a livello locale, regolano la giusta interazione tra le persone. Se ciò non è sempre facile, tuttavia sempre rimane il desiderio di costruire corrette relazioni, che vincano pregiudizi e stereotipi, eliminando eventuali discriminazioni e marginalità”. Così il card. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, aveva salutato Benedetto XVI. “Le comunità ecclesiali locali, con le caratteristiche di apertura e accoglienza insite nel messaggio evangelico - ha aggiunto il porporato - possono giocare un ruolo importante nello sforzo, che d’altronde spetta a tutti, di difendere la centralità e la dignità di ogni persona umana e, in particolare, di non trascurare le legittime aspirazioni delle persone dello spettacolo viaggiante”. Dopo il saluto del cardinale tre brevi testimonianze mentre un gruppo di alunni dell’Accademia d’Arte Circense hanno offerto un loro saggio seguito dalla recita dell’ultimo dei Maestri pupari siciliani.
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Il Papa: il circo insegna valori alla Chiesa ed alla società. Card. Vegliò: Benedetto XVI testimonia l'affetto della Chiesa per i circensi in crisi (Izzo)
PAPA: IL CIRCO INSEGNA VALORI ALLA CHIESA E ALLA SOCIETA'
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
Il circo puo' insegnare molto alla Chiesa e alla societa'.
Benedetto XVI ne e' convinto e ha voluto oggi riconoscere pubblicamente questa verita' piuttosto scomoda per chi guarda con sufficienza agli umili lavoratori di questo settore abituati a "rinuncia e sacrificio, responsabilita' e perseveranza, coraggio e generosita': virtu' che la societa' odierna non sempre apprezza".
"Siete chiamati - ha detto infatti ai 7mila partecipanti al Pellegrinaggio dei circensi e fieranti e artisti di strada che si e' concluso oggi in Vaticano - a testimoniare quei valori che fanno parte della vostra tradizione: l'amore per la famiglia, la premura per i piccoli, l'attenzione ai disabili, la cura dei malati, la valorizzazione degli anziani e del loro patrimonio di esperienze".
"Nel vostro ambiente - ha continuato il Papa rivolto ai circensi, che poco prima si erano esibiti per lui nell'Aula Nervi e continueranno oggi a farlo in piazza San Pietro sotto ad un tendone montato per l'inedita occasione accanto a una giostra e ad un teatrino di marionette - si conserva vivo il dialogo tra le generazioni, il senso dell'amicizia, il gusto del lavoro di squadra. Accoglienza e ospitalita' vi sono proprie, cosi' come l'attenzione a dare risposta ai desideri piu' autentici, soprattutto delle giovani generazioni".
Ai circensi Benedetto XVI ha ricordato pero' che "la dignita' di ogni uomo si esprime anche nell'esercizio onesto delle professionalita' acquisite e nel praticare quella gratuita' che permette di non lasciarsi determinare da tornaconti economici". E ha raccomandato quindi ai responsabili dei circhi di porre "attenzione alla qualita' delle realizzazioni e degli spettacoli", non mancando "di vigilare affinche', con i valori del Vangelo, possiate continuare ad offrire alle giovani generazioni la speranza e l'incoraggiamento di cui necessitano, soprattutto rispetto alle difficolta' della vita, alle tentazioni della sfiducia, della chiusura in se stessi e del pessimismo, che impediscono di cogliere la bellezza dell'esistenza".
Papa Ratzinger, che e' sembrato felice quando gli hanno portato un leoncino perche' fosse fotografato con lui, ha pero' ricordato anche nel suo discorso "i numerosi problemi legati alla condizione itinerante, quali l'istruzione dei figli, la ricerca di luoghi adatti per gli spettacoli, le autorizzazioni per le rappresentazioni e i permessi di soggiorno per gli stranieri".
E tuttavia dopo aver auspicato che "le Amministrazioni pubbliche, riconoscendo la funzione sociale e culturale dello spettacolo viaggiante, si impegnino per la tutela della categoria", e incoraggiato sia i circensi sia la societa' civile "a superare ogni pregiudizio e ricercare sempre un buon inserimento nelle realta' locali", ha vinto oggi nel cuore del Papa quel sentimento di gioia che sempre il Circo comunica.
"L'allegria degli spettacoli, la gioia ricreativa del gioco, la grazia delle coreografie, il ritmo della musica costituiscono - ha sottolineato infatti l'85enne Pontefice tedesco, allontanandosi ancora una volta dal cliche' che lo vorrebbe solo un freddo custode dell'ortodossia - proprio una via immediata di comunicazione per mettersi in dialogo con piccoli e grandi, suscitando sentimenti di serenita', di gioia, di concordia.
Con la varieta' delle vostre professioni e l'originalita' delle esibizioni, voi sapete stupire e suscitare meraviglia, offrire occasioni di festa e di sano divertimento".
"Cari fratelli e sorelle - ha concluso - la Chiesa si rallegra per l'impegno che dimostrate ed apprezza la fedelta' alle tradizioni, di cui a ragione andate fieri. Essa stessa che e' pellegrina, come voi, in questo mondo, vi invita a partecipare alla sua missione divina attraverso il vostro lavoro quotidiano".
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PAPA: VEGLIO', TESTIMONIA AFFETTO CHIESA PER CIRCENSI IN CRISI
Salvatore Izzo
(AGI) - CdV, 1 dic.
Benedetto XVI ha testimoniato oggi l'affetto della Chiesa per il mondo del Circo messo a dura prova dalla crisi economica che, sottolinea il cardinale Antonio Maria Veglio' capo del dicastero per le migrazioni cui comopete l'assitenza religiosa anche a circensi, fieranti e artisti di strada, "fa sentire il suo peso e ha portato un calo dei visitatori, degli spettatori, un aumento dei costi delle attrezzature, di gestione e di affitto delle aree di sosta". Inoltre, "gli spostamenti da una nazione all'altra sono resi piu' difficili dalle nuove norme di sicurezza piu' restrittive". "A questi nuovi problemi - elenca il cardinale - si aggiungono quelli propri al loro stile di vita, caratterizzato da costanti spostamenti da una citta' all'altra, che genera provvisorieta', non consente di legarsi ad alcun luogo e crea difficolta' anche alla scolarizzazione dei figli. Il circo, per esempio, in media cambia luogo ogni settimana.
Non di rado, nelle aree in cui sostano, sorgono difficolta' con la popolazione residente, e a volte anche con le autorita', per occupazione di suolo pubblico e disturbo alla quiete".
"La Chiesa - assicura Veglio' sulla falsariga del commovente discorso del Papa - e' vicina alla famiglia dello spettacolo viaggiante per sostenerla e incoraggiarla nel suo cammino". Intanto, mentre si svuota l'Aula Nervi che era gremita di artisiti del Circo, i romani affluiscono in piazza San Pietro dove un tendone, una giostra e un teatrino dei burattini ingentiliscono per una volta la solennita' del luogo.
L'iniziativa vede impegnata anche Migrantes, la fondazione della Cei, la diocesi di Roma e associazioni di categoria da Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Romania, Russia, Spagna, Svizzera, Ungheria e Stati Uniti.
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Processo Sciarpelletti: depositata la sentenza. Padre Lombardi: la pena è definitiva
Processo Sciarpelletti: depositata la sentenza. Padre Lombardi: la pena è definitiva
Rese note le motivazioni della sentenza del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano sul caso di Claudio Sciarpelletti, il tecnico informatico della Segreteria di Stato, condannato a quattro mesi di reclusione per favoreggiamento, con pena ridotta a due per le attenuati generiche. Questa mattina, il briefing del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Lo ha seguito per noi Paolo Ondarza:
La sentenza è definitiva. Questa la notizia data oggi da padre Lombardi ai giornalisti: il 27 novembre, infatti, Sciarpelletti ha rinunciato alla richiesta di appello precedentemente presentata lo scorso 13 novembre. Stesso discorso per l’altra persona che poteva presentare appello, ovvero il promotore di Giustizia di secondo grado, prof. Giovanni Giacobbe, che proprio oggi – ha detto il direttore della Sala Stampa Vaticana – ha comunicato di non voler ricorrere:
“E’ da considerare un capitolo in sé terminato”.
Un capitolo chiuso dunque, “ma le indagini sulla fuga dei documenti continueranno?”, ha chiesto un giornalista. Questa la risposta di padre Lombardi:
“Nessuno mi ha detto che fosse stata archiviata o formalmente conclusa per altri motivi, quindi è un’istruttoria che è aperta”.
Alla domanda se la conclusione di questa sentenza possa aprire alla possibilità della concessione della grazia da parte del Papa, padre Lombardi ha risposto:
“Adesso, naturalmente, anche le notizie di oggi sulla sentenza, sul fatto che non ci sono appelli, è un’informazione che il Papa avrà a sua disposizione per fare le sue considerazioni”.
La sentenza – ha detto il direttore della Sala Stampa vaticana – è stata depositata questa mattina presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Una gran parte del documento consegnato ai giornalisti riporta una descrizione tecnica dettagliata della vicenda giuridica. Per quanto riguarda il merito della vicenda, si ricordano le diverse versioni, anche contrastanti tra loro, fornite da Sciarpelletti circa la busta ritrovata in un cassetto della sua scrivania con il timbro dell’Ufficio informazione della Segreteria di Stato e una scritta che indicava Paolo Gabriele, maggiordomo del Papa, condannato per furto di documenti riservati. Il Tribunale ricostruisce gli eventi da quanto emerso nel corso dei dibattimenti e specifica le ragioni per cui il comportamento di Sciarpelletti sia da configurare come reato di favoreggiamento. Il Tribunale ritiene che la tesi dell’accusa sia giustificata e che quindi ci sia motivo di procedere alla condanna: quattro mesi, ricorda padre Lombardi, con pena ridotta a due per le attenuanti generiche. I magistrati hanno anche concesso la sospensione della pena “per cinque anni” e la non menzione della condanna nel casellario giudiziario, a patto che Sciarpelletti non commetta altri reati. Inoltre, il tecnico informativo è tenuto a farsi carico delle spese processuali.
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Benedetto XVI presiede i Primi vespri di Avvento per gli universitari romani
Il Papa presiede oggi pomeriggio nella Basilica Vaticana i Primi Vespri di Avvento per le Università Pontificie e gli universitari romani. In preparazione all'evento, ieri sera, si è svolta a Roma nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, una veglia di preghiera promossa dall’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria. Ha aperto la veglia mons. Joao Justino de Medeiros, vescovo ausiliare di Belo Horizonte. Marina Tomarro lo ha intervistato:
R. - Siamo venuti qui per pregare insieme ai giovani, pensando soprattutto ai giovani universitari. Questa veglia è anche un invito per tutti noi a preparare il Congresso mondiale delle Università cattoliche, anche attraverso la preghiera, che si svolgerà a Belo Horizonte il prossimo anno, in luglio, che radunerà non soltanto i brasiliani, che saranno senz’altro presenti perché più vicini, ma aspettiamo anche tanti giovani provenienti dagli altri Paesi.
D. - Questo convegno si svolgerà alcuni giorni prima della Gmg a Rio de Janeiro. Come sta crescendo l’attesa in questi mesi per l’arrivo di Benedetto XVI?
R. - C’è molta aspettativa. In Brasile c’è già un grande movimento, un grande fermento: basti pensare che a Rio de Janeiro sono riusciti a fare le iscrizioni di 60 mila volontari, giovani volontari, che si stanno già preparando per ricevere i ragazzi che verranno da tutto il mondo per la Giornata.
D. - Cosa vuol dire per il Brasile ospitare un evento come quello della Gmg 2013?
R. - Io penso che sia una benedizione e senz’altro lascerà un’impronta forte per tutto il popolo. Normalmente dove si è tenuta la Gmg, questa impronta ha toccato non soltanto i cattolici, ma tutta la società, che vede in modo pubblico come la fede muova tantissimi giovani. Per il Brasile questa impronta sarà molto importante. Si attendono, per la Gmg, circa 2 milioni di giovani.
Questa sera, durante la celebrazione dei Vespri, guidata da Benedetto XVI, gli universitari brasiliani riceveranno dai loro colleghi romani l’icona di Maria Sedes Sapientiae, che sarà pellegrina durante l’anno prossimo negli atenei del Paese carioca. Ascoltiamo le testimonianze di alcuni universitari:
R. - Per il fatto che l’icona di Maria Sedes Sapientiae arrivi in Brasile è veramente una grande gioia e questo pellegrinaggio dell’icona sarà anche una preparazione alla Giornata mondiale della gioventù e per questo convegno che ci sarà con tutti gli universitari brasiliani. Siamo veramente molto contenti.
R. - Io non conoscevo questa icona missionaria che va in giro per il mondo: mi è piaciuta tanto, anche perché la Madonna, come Madre della Sapienza, rappresenterà un rifugio per tutti coloro che studiano. Secondo me sarà un bellissima esperienza per coloro che la riceveranno, ma per quanti avranno la possibilità così di ravvivare la loro fede proprio in questo Anno della Fede.
R. - Credo che l’arrivo di questa icona in Brasile sia un segnale veramente speciale della benedizione di Dio, un segnale speciale di come Dio continui a guidare i giovani, dandoci forza per continuare il nostro cammino.
D. - L’anno prossimo il Brasile ospiterà la Giornata mondiale per la gioventù: in che modo vi state preparando a questo grande evento?
R. - Noi ci prepariamo con il nostro cuore aperto per accogliere tutti i giovani e tutti i ragazzi di tutto il mondo e quindi anche quelli italiani, che verranno da noi in Brasile. Siamo contentissimi e vi accoglieremo tutti a braccia aperte!
R. - L’esperienza della Giornata mondiale della gioventù è sempre un’esperienza ricchissima. Penso che, anche questa volta, sarà un’esplosione di gioia e di abbandono nelle mani di Dio, che ci permetterà veramente di ravvivare la nostra fede.
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Claudio Sciarpelletti rinuncia a presentare appello. Lombardi: Questo capitolo è da considerare terminato
Vaticano/ Coimputato rinuncia a appello,stop processo Vatileaks
Lombardi: Questo capitolo è da considerare terminato
Città del Vaticano, 1 dic. (TMNews)
Claudio Sciarpelletti, il tecnico informatico della segreteria di Stato vaticano co-imputato con il maggiordomo del Papa nel processo sulla fuga di documenti riservati della Santa Sede, ha rinunciato, lo scorso 27 novembre, a presentare appello alla sentenza di condanna per favoreggiamento, dopo che il 13 novembre il suo avvocato, Claudio Benedetti, aveva preannunciato il ricorso. Anche la pubblica accusa ha rinunciato, oggi, a presentare appello. Si conclude così il processo Vatileaks.
"La sentenza va considerata definitiva e, quindi, la vicenda del processo in tribunale ai due imputati Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti è da considerare un capitolo terminato", ha detto il portavoce vaticano, Federico Lombardi, in un briefing convocato in occasione della odierna pubblicazione della motivazione della sentenza di condanna del processo-stralcio a Sciarpelletti. Rispondendo ad una domanda dei cronisti, il gesuita ha peraltro ricordato che nella requisitoria pubblicata in occasione del rinvio a giudizio, il promotore di giustizia Nicola Picardi sottolineava che le indagini si erano concentrate sulla questione del furto dei documenti, rinviando ad ulteriori indagini l'approfondimento di altri aspetti della vicenda Vatilekas. "Dal punto di vista giuridico - è la deduzione di padre Lombardi - l'istruttoria è aperta". Ad ogni modo, la difesa di Sciarpelletti ha rinunciato all'appello e lo stesso ha fatto oggi il promotore di giustizia della corte d'appello del Vaticano, Giovanni Giacobbe.
Claudio Sciarpelletti è stato condannato il 13 novembre a quattro mesi per favoreggiamento - ossia intralcio alle indagini a favore del maggiordomo - scontati a due e sospesi in forza di una legge di Paolo VI. Il tecnico informatico ha rinunciato a presentare appello in base a "considerazioni di carattere personale sulla utilità e la opportunità" di tale decisione, ha spiegato padre Lombardi, che ha sottolineato la "benevolenza" della sentenza.
Le motivazioni della sentenza ricostruiscono la vicenda giudiziaria di Sciarpelletti e illustra la fondatezza del capo di imputazione del favoreggiamento. I giudici vaticani - Giuseppe Dalla Torre, Paolo Papanti-Pelletier e Venerando Marano - sottolineano, tra l'altro, che il tecnico informato era a "conoscenza dei deocumenti" rinvenuti nel suo ufficio "e del loro carattere riservato"; che la sua collaborazione con i gendarmi e le guardie svizzere che lo hanno rinvenuto le carte "è intervenuta non nel momento iniziale della erquisizione, ma solo nella fase conclusiva quando era iniziata la sistematica apertura di tutti i cassetti, cosicché di fatto tale collaborazione è stata superflua"; e inoltre, "poco importa se si trattasse di una grande o di una superficiale amicizia: sicuramente l'imputato e il testimone Gabriele hanno ammesso che si frequentavano, anche con le rispettiva famiglie, anche in luoghi diversi dall'ambiente di lavoro".
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